Master II Livello in Medicina Legale Applicata, CTU e Consulenza Tecnica di Parte | 2° Webinar

Di Data: 02/09/2026Categorie: Accademia, BlogVisualizzazioni: 9

Un caso complesso non chiede al consulente di sapere tutto. Gli chiede di sapere da dove iniziare.

Davanti a un fascicolo medico-legale complesso, raramente il problema è la mancanza di informazioni.

Più spesso accade il contrario.

Ci sono cartelle cliniche, referti, esami, consulenze, ricostruzioni differenti degli stessi fatti. E, insieme a tutto questo, una domanda alla quale occorre dare una risposta tecnicamente sostenibile.

È qui che emerge una delle competenze più difficili da acquisire per chi vuole operare nella consulenza tecnica:

capire quali domande porre prima di formulare una conclusione.

Conoscere la medicina è indispensabile.

Conoscere il contesto giuridico nel quale quella valutazione dovrà essere utilizzata lo è altrettanto.

Ma tra queste conoscenze e una buona consulenza esiste un passaggio ulteriore: il metodo con cui vengono organizzate, interpretate e messe in relazione.

Il fascicolo non si legge soltanto. Si interroga.

Prendiamo una situazione frequente.

Un professionista riceve una documentazione sanitaria molto articolata e deve valutarne la rilevanza medico-legale.

Da dove comincia?

Dall’esito?

Dalla condotta che viene contestata?

Dalla cronologia?

Dalla documentazione disponibile in un determinato momento?

Dal possibile nesso causale?

L’ordine non è un dettaglio.

Perché cambiare l’ordine delle domande può cambiare anche il modo in cui viene interpretato il caso.

Una valutazione costruita partendo dalla conclusione che si vuole dimostrare rischia di trasformare ogni elemento del fascicolo in una conferma.

Una valutazione costruita con metodo fa l’opposto: sottopone l’ipotesi iniziale alla verifica dei fatti.

Il consulente tecnico non dovrebbe chiedersi quali elementi confermano la propria tesi.
Dovrebbe chiedersi quali elementi permettono di verificarla.

È una differenza sottile, ma decisiva.

È qui che medicina e diritto devono realmente incontrarsi

Il consulente tecnico lavora in uno spazio particolare.

Deve comprendere il dato clinico, ma anche riconoscere quale significato quel dato possa assumere all’interno di una valutazione tecnica.

Deve saper ricostruire ciò che è accaduto senza giudicarlo con informazioni disponibili soltanto successivamente.

Deve distinguere un’associazione temporale da un nesso causalmente sostenibile.

Deve saper motivare non soltanto che cosa conclude, ma soprattutto perché quella conclusione può essere sostenuta.

Sono competenze che difficilmente si sviluppano attraverso lo studio isolato delle singole materie.

Richiedono confronto tra discipline, analisi di casi e soprattutto esercizio del ragionamento.

Il Master nasce intorno a questa idea

Il Master Universitario di II Livello in Medicina Legale Applicata, CTU e Consulenza Tecnica di Parte è stato progettato per approfondire proprio questo passaggio: trasformare le conoscenze specialistiche in un metodo utilizzabile nella pratica della consulenza tecnica.

Il 25 settembre 2026 presenteremo nuovamente il percorso attraverso un webinar aperto ai professionisti interessati.

Sarà l’occasione per comprendere la struttura del Master, gli obiettivi formativi, l’approccio interdisciplinare e le competenze che il percorso intende sviluppare.

Interverranno il Dott. Niccolò M. Sposimo, Specialista in Medicina Legale e Direttore Medico dell’Istituto Medico Legale, e il Dott. Andrea Pistolesi, Direttore Generale dell’Istituto Medico Legale.

Data: 25 settembre 2026
Orario: 18:00 – 19:00
Partecipazione: gratuita

Link per l’iscrizione: https://meet.zoho.eu/brxd-ayl-sqi

Per chi opera nella consulenza tecnica, conoscere molte risposte è certamente utile.

Ma la competenza professionale comincia un passo prima:

sapere quali domande porre, in quale ordine e sulla base di quali elementi.

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